Laicità Miscellanea

Moretti, il papa e le responsabilità degli intellettuali

La memorabile battuta di Ecce Bombo «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?» sembra essere la chiave di interpretazione più adeguata anche per l’ultimo film di Nanni Moretti, Habemus Papam, in cui pare proprio che il regista abbia voluto giocare al «mi si nota di più se faccio una feroce critica alla Chiesa o se faccio una sottile e raffinata ridicolizzazione del potere ecclesiastico che la maggior parte della gente non capirà?». La sensazione all’uscita dal cinema è che il problema principale dell’autore sia stato proprio come «farsi notare di più», come far parlare di sé e del film riuscendo nella non facile impresa di impedire il polarizzarsi delle critiche in due schiaramenti precostituiti – gli anticlericali e gli ultrà del Vaticano – creando il caos e mettendo nei guai i critici cinematografici. È un film anticlericale? Mah… È un film critico sulla Chiesa? Sì, ma… Alla fine la Chiesa come ne esce? Dipende… Insomma, «mi si nota di più ecc. ecc.».

A me il film non è piaciuto. Le ragioni sono due, una diciamo «di pelle»: non mi ha emozionato, non mi ha divertito, non mi ha coinvolto. A tratti mi ha annoiato. La seconda, invece, è legata alla risposta a questa domanda: come ne esce la Chiesa? Secondo me ne esce benissimo. Certo, è vero che il ritratto che Moretti fa della gerarchia è ridicolo, che la Chiesa che ne esce fuori è una Chiesa fragile, una Chiesa in cui persino Dio può sbagliare indicando ai cardinali il nome di un uomo che si rifiuterà di fare il papa, una Chiesa fatta di incomprensibili e arcaici riti, retta da un manipolo di anziani signori impasticcati e un po’ rimbambiti. Ed è vero che un tale ritratto può essere devastante per Santa Romana Chiesa che sui riti, sui dogmi, sull’auctoritas della sua gerarchia si regge. Tutto vero. Valgano però questi due commenti, ascoltati all’uscita dalla proiezione (il giorno di Pasqua, in una sala cinematografica di Mazara del Vallo, provincia di Trapani e non al Nuovo Sacher di Roma). Una ragazza al telefono con un’amica: «È un film profondissimo, dice che anche il papa e i cardinali sono degli uomini come tutti gli altri, il papa va tra la gente. Troppo bello». Una giovane donna, «cattolica» come cattolica è la stragrande maggioranza degli italiani, per tradizione e per inerzia: «Il papa di Moretti è una figura bellissima, ha avuto l’umiltà di riconoscere che non ce la faceva, e i cardinali che giocano a pallavolo: magari lo facessero davvero!». Insomma ai credenti «medi», quelli che non possono non essere cattolici, questo film non suscita nessuna domanda, non provoca nessuna «crisi di coscienza», non suggerisce nessuna messa in discussione della Chiesa. Anzi li rafforza nella richiesta di una Chiesa più vicina alla gente, di una Chiesa madre accogliente e indulgente anziché arcigna matrigna.

Si dirà: ma un artista deve essere libero di esprimere quello che crede senza per forza preoccuparsi che il suo messaggio venga colto da tutti. Ma può un intellettuale scrollarsi di dosso la responsabilità di comunicare a tutti (o almeno di provarci)? A che servono gli intellettuali se continuano a sollazzarsi tra di loro, blandendo il proprio narcisismo nel cogliere sfumature che gli altri non colgono? È un tempo questo in cui ci si possano permettere sofisticati giochi intellettuali per screditare il potere? O non è stata qualla di Habemus Papam, un’occasione mancata per dire (a tutti!) che il re è nudo, per smascherare le imposture che reggono una istituzione arcaica, antidemocratica e oscurantista come la Chiesa di Roma?

4 Commenti

  • il film di Moretti non è un film sulla Chiesa, anche se si svolge in Vaticano, durante un conclave e ha come protagonista un neopontefice in crisi. E' innanzitutto un film su tutti noi, sulla faciloneria con cui ci si arrampica su qualsiasi predellino, sulla smania di potere e di visibilità che contraddistingue tutti, dal più inutile vigile urbano al presidente del consiglio, sulla mancanza di dignità di politici, di furbetti, di gente qualunque,sulla prostituzione del corpo e della mente vissuta con tracotante sicumera invece che con disagio e vergogna. La vergogna è di chi esita, di chi riflette, di chi sa di non essere adeguato e di chi si ritrae e rinuncia. Capovolgere questi disvalori, una volta tanto, e capovolgerli attraverso il racconto metaforico di un papa costretto al gran rifiuto, non da "viltade" ma da coraggio e senso di responsabilità: questo è il messaggio di Moretti, tanto più valido ed ecumenico proprio in quanto rappresentato da uno dei poteri più arroganti ed ecumenici. E, a ben vedere, anche il commento della spettatrice cattolica, conquistata dall'umiltà del papa e dalla semplicità dei cardinali, sottintende una riflessione sconsolata: purtroppo i papi e i cardinali non sono così, purtroppo l'Italia e il mondo non sono così…ma chissà, si potrà fare qualcosa per cambiare?

  • si fanno film come questi, per occupare spazio mass-mediatico, in cui si DOVREBBE!, informare il cittadino dei diritti che gli derivano, per il solo fatto di essere tale! e per far apparire i prelati ed i politici, ed i popolari uomini di spettacolo, i soli degni di entrare nelle storie da raccontare!

  • "un’occasione mancata per … smascherare le imposture che reggono una istituzione arcaica, antidemocratica e oscurantista come la Chiesa di Roma"
    Sono d' accordo sul fatto che ci sia sempre bisogno di denunciare le problematiche, gli errori, le imperdonabili omissioni delle istituzioni che contano in Italia, per cui un documentario o un film di un Moretti che trattasse i problemi della chiesa credo farebbe bene a tutti, chiesa compresa.
    ciodetto, mi piacerebbe vedere nel suo blog come da qualunque parte un'analisi siffatta, purchè rispetti almeno questi punti:
    -dovrebbe essere estesa a tutti i poteri forti(chiese, lobby, media,caste industriali, economiche,nobiliari) ;
    -dovrebbe essere obiettiva, profonda nell' analisi,non pregiudiziale, quanto più con istituzioni dalle molte attività e sfaccettature;
    -dovrebbe essere pesata sulla base del senso comune del periodo in cui viviamo( ciò che sembra giustizia ad esempio oggi non lo era 200 anni fa e non lo sarà forse fra altri 200),
    -dovrebbe tenere presente che quei poteri arcaici( definendo quindi cos'è la modernità e se questa è sempre un bene!) o anche dispotici o oligarchici sono però legittimati da un seguito, da un consenso. non volendo dire che con questo possono fare qualunque cosa, ma considerando anche questo effetto, che non può avere peso nullo proprio per il principio democratico che io e lei sembra condividiamo.

    forse un blog è un po' poco per fare ciò, in questo caso anche le mie pretese sarebbero esagerate. non lo sono forse anche le sue verso il film di Moretti? può un film riuscire a comunicare a tutti come vorrebbe lei? a me non di certo( e quindi non a tutti, me la passi!). la realtà è complessa, merita risposte serie, articolate,studi, non giudizi da verificare. in due ore al cinema possiamo ottenere questo obiettivo, come in 60 righe di blog?
    comunque la leggo con piacere, un saluto.

  • In tutta franchezza sono abbastanza in disaccordo con il contenuto del post. Un intellettuale non può parlare per sé soltanto, è vero, ma non per questo ha il dovere di parlare a tutti e tanto meno di piacere a tutti, potrei fare una sfilza di nomi di intellettuali "difficili" che solo apparentemente hanno parlato a tutti (Calvino, Montale, Pavese, Petri, Fellini solo per fare alcuni nomi italiani). Il film di Moretti a me è piaciuto perchè la chiesa era la metafora perfetta di un potere "solido" che imparerebbe molto dall'abbandono dell'infallibilità. Credo che questo sia il nocciolo del film, siamo fallibili, nessuno escluso.

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboratrice del portale europeo "Newsmavens.com". Ho studiato filosofia e ho scritto "Non c'è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo" (Feltrinelli, 2018); "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it