Laicità

Osservazioni sparse su “Bella addormentata”

Premessa scontata ma necessaria: nulla si può dire (e soprattutto nulla io posso dire) sulle qualità cinematografiche del film “Bella addormentata”, opera di un grande regista (e, va aggiunto, di un grandissimo direttore della fotografia). Detto questo, però, non posso non confessare che il film non ha toccato nessuna corda: né quella razionale, né quella “politica”, né – cosa credo più grave per un film – quella emotiva. L’ho trovato un film narcisistico e autoreferenziale, che non è in grado di comunicare né alla pancia né alla testa né al cuore di chi non ha i raffinati strumenti interpretativi del critico.

Quanto ai contenuti, mi pare che le storie che si intrecciano non riescono a cogliere la profondità e la complessità del tema, soprattutto quella dei due novelli Romeo e Giulietta, del cui innamoramento non si vedeva la necessità e il cui rapporto appare artificioso e un po’ banale (a proposito: ma sarà mai possibile trovare un film in cui i due attori belli e giovani non finiscano necessariamente a letto? Una sorta di coazione al nudo – ma d’autore ovviamente! – che ormai non risparmia nessuno…). Chissà perché poi tutte le storie sono ambientate in contesti di ricca borghesia e non c’è nessun personaggio “popolare” (tranne forse la tossica, del cui contesto di vita però in realtà nulla sappiamo).
Certo, la rappresentazione del potere è da maestri: le scene più belle e potenti sono proprio quelle ambientate in senato, in cui parlamentari intenti a salvaguardare i propri rapporti col capo e la propria carriera politica giocano a fare i legislatori sulla nostra pelle. Follia e potere, anzi la follia al potere.
Dal solito fronte integralista hanno accusato il film di Bellocchio di essere a “senso unico”. Ora, da questo punto di vista strettamente “ideologico” a me pare anzi che il film pecchi di timidezza e che si preoccupi persino troppo di prevenire quest’accusa. Il regista fa molta attenzione a trattare con i guanti i personaggi che dovrebbero incarnare il punto di vista dell’integralismo cattolico: tutte persone (anzi, donne) mosse da drammi personali piuttosto che da preconcette ideologie (come invece molti integralisti in carne e ossa). E parallelamente, il personaggio che sembrava inizialmente dovesse incarnare in maniera più coerente e potente il fronte “libertario” si rivela dopo pochi minuti un giovane squilibrato (senza che si dia conto dell’origine di questo disagio).
Sono certa che dentro questo film ci sia molto di più e che io non sono riuscita a coglierne tutte le sfumature. Ma forse questa incapacità di parlare anche ai non addetti, per un’arte “popolare” come il cinema, è un difetto.
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1 Comment

  • Non ho ancora visto il film di Bellocchio, verso il quale c'era una grande attesa. Peccato se coem dici non è riuscito a "trasmettere" quello che poteva/doveva su questo tema, invero troppo "delicato" – ma questa non può essere una giustificazione

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboratrice del portale europeo "Newsmavens.com". Ho studiato filosofia e ho scritto "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). A settembre 2018 uscirà per Feltrinelli il mio nuovo libro: "Non c'è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo". Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it