Diritti

Coppie gay: perché sì alle adozioni

Ormai in pochi negano completamente – almeno in pubblico – qualunque riconoscimento di un minimo sindacale di diritti civili alle coppie gay (salvo poi non riuscire neanche ad approvare una legge contro l’omofobia). E questa è una buona notizia: il meccanismo del “tabù” è centrale nell’evoluzione dalle società primitive a quelle avanzate. Al di là di come la pensino nel loro foro interiore, il fatto che i rappresentanti del mainstream politico-culturale (ad eccezione di residui alla Giovanardi o alla Borghezio) siano costretti a usare un linguaggio quantomeno politicamente corretto sui gay è un buon segno. E ha consentito di fare un passo avanti introducendo nel dibattito un nuovo tema, quello delle adozioni da parte di coppie omosessuali: è la nuova frontiera, quella sulla quale ancora in molti, anche tra coloro che si dicono pronti a riconoscere alcuni diritti di base, nutrono forti dubbi.

L’obiezione principale – ma anche la più infondata – alla possibilità di adozione da parte di coppie gay è che per crescere in modo equilibrato, i bambini abbiano bisogno di avere due figure di riferimento, necessariamente una maschile e una femminile, in mancanza delle quali i bambini crescerebbero con una sorta di “confusione” sui generi. L’obiezione rivela una crassa ignoranza e una scarsa considerazione della complessità degli individui. L’ignoranza è relativa al fatto che i sostenitori di questa tesi confondono il genere con l’inclinazione sessuale. Una lesbica non è affatto meno donna (così come un gay non è meno uomo ) – tocca ancora stare qui a ripeterlo – per il solo fatto di amare una persona del suo stesso genere. Le inclinazioni sessuali sono uno dei tanti aspetti della personalità di ciascuno di noi e contribuiscono a costruirne l’identità, ma non la determinano.
È vero, la natura ci ha fatto maschi e femmine. Ma ci ha fatto anche alti e bassi, grassi e magri, neri, bianchi e gialli. E ci ha fatto anche etero o omosessuali. Ciascuno di noi è un mix di caratteristiche – fisiche, mentali, emotive, sessuali, culturali – unico e irripetibile. Pensare che i bambini debbano avere nei genitori un “modello” di identità sul quale appiattirsi significa negare loro fin da piccoli le infinite possibilità di sviluppare la propria unica e irripetibile personalità.
L’obiezione, peraltro, potrebbe facilmente essere ribaltata: i bambini che crescono in famiglie “tradizionali” rischiano di avere un orizzonte molto limitato, di crescere convinti che esista un solo modo di essere donna o uomo, di non essere capaci di riconoscere la diversità e la complessità degli altri, ma anche di se stessi (quanti ragazzi, d’altro canto, combattono contro la propria omosessualità proprio perché cresciuti in ambienti che non la contemplavano come possibilità?). Un po’ come dire che crescere in una famiglia di bianchi rischia di indurre i bambini a pensare che il modo “giusto” di essere persone sia quello di avere la pelle bianca.
Le famiglie sono dei nuclei sociali molto piccoli, non si può pretendere che riproducano in miniatura tutta la complessità delle persone e delle società. Ai genitori spetta il compito di mostrare, far conoscere e apprezzare la complessità del mondo. Non quella di interpretare ruoli e stereotipi da tramandare di generazione in generazione.

4 Commenti

  • mi auguro che le famiglie di qualsiasi tipo siano si allarghino nelle loro frequentazioni sociali al fine di presentare ai figli un mondo più variegato. Inoltre mi risulta che il fatto di essere omosessuali non pregiudica rapporti di amicizia e affetto con l'altro sesso e pertanto anche le abitazioni di coppie gay sono frequentate da colleghi di lavoro e amici di ambo i sessi. Allora dov'è il problema ?

  • quando la chiesa dichiara: vogliamo i cattolici in politica,cosa persegue?
    quei politici difenderanno i : valori non negoziabili della chiesa o saranno liberi di "sentire" i bisogni reali dei loro elettori?
    sono 38 anni che non passa in parlamento nessuna riforma laica, dall'ducazione sessuale nelle scuole, a la legge contro l'omofobia.

  • credo che siamo ancora, a livello di psicologia, di scienza, ma soprattutto di storia, non pronti ad avere una risposta certa sulla questione posta. le coppie omosessuali sono un fenomeno recente( a livello di problema pubblico e politico, non parlo del fatto che esista l' omosessualità, quella c'è da sempre), è solo di recente che vogliono essere equiparate in tutto e per tutto a quelle etero. la questione è: abbiamo gli strumenti sociali, politici, psicologici, per dire "va bene" o "non si può"?
    credo che sia l' obiezione descritta sia la contro-obiezione che lei pone siano abbastanza sullo stesso livello, cioè molto basso. sono di per se solo un piccolo lato del problema. faccio un esempio: cosa succede ai figli (adottati) di coppie omosessuali dopo 20 anni? magari nulla, magari un disastro. chi può rispondere a questa domanda? a mio modesto solo 2 attori rispondono con cognizione di causa:la scienza, e il tempo che passa. possiamo rispondere solo così a "buon senso", a fiuto, ad occhio, a pancia, col cuore( tutti modi anche nobili di rispondere, per carità!)?
    volente o nolente, la coppia etero- con tutti i suoi limiti- in secoli di storia sociale ha avuto il tempo- e lo studio ad essa collegato- di mostrare punti di forza e problemi. per cui oggi, un giudice dei minori ad esempio sa come prendere( e ricordiamo che ha anche sufficiente letteratura giuridica per farlo) la questione adozione, per esempio sa che se la coppia ha più di 50 anni diventa difficile, ha regole, prassi su cui appoggiarsi. non possiamo dire che non vale nulla la storia!
    per colpa certo non loro, le coppie omosessuali questo non ce l' hanno. e se da una parte è umano essere vicini al desiderio di una coppia gay che( per natura?)non può avere figli e vuole adottarli, dall' altra il tema impone di non cadere in analisi, considerazioni, e conclusioni facili, che rischiano di essere bucce di banana per la società. una sana prudenza, che dovrebbe guidare il legislatore, secondo me è necessaria in questo come in molti altri casi in cui non abbiamo ancora tutto chiaro del mondo in cui viviamo e che forse troppo velocemente cambia, evolve, e non ci lascia il tempo di capirlo.
    saluti.

  • Vorrei aggiungere una considerazione, per dare un ulteriore motivo di riflessione, a favore dell'adozione estesa anche alle coppie gay.

    Una coppia genitoriale deve presentare entrambe le polarità, maschile e femminile: queste esistono anche se la coppia è omo, allo stesso modo per cui non necessariamente le polarità in una coppia etero, coincidono col sesso biologico dei due partner.

    Come dire che le probabilità che una coppia omo possa fornire un adeguato supporto di crescita a un/a ragazzo/a, non sono significativamente differenti da quelle di una coppia etero: la quale, del resto, può non essere adeguatamente equilibrata anche per altri motivi.

    Al contrario e proprio per la mancanza di una delle due polarità – se vogliamo ampliare un po' il tema – sono contrario all'adozione da parte di single.

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboratrice del portale europeo "Newsmavens.com". Ho studiato filosofia e ho scritto "Non c'è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo" (Feltrinelli, 2018); "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it