Politica

5S, parlamentari minus habentes?

Sul merito della sortita del duo Casaleggio-Grillo a proposito del reato di clandestinità è già stato detto e scritto molto e l’unica cosa che rimane da fare, forse, è stenderci sopra un velo pietoso. Pensare che il flusso migratorio verso il nostro paese – fenomeno tra i più delicati e complessi del terzo millennio – possa essere magicamente interrotto dal reato di clandestinità è infatti una ingenuità, prima ancora che una aberrazione politica. 

“Questo emendamento” – scrivono i due guru del M5S in riferimento alla proposta di due parlamentari pentastellati che si proponeva di abrogare il reato di clandestinità e che era stato approvato in Commissione Giustizia al Senato – è un invito agli emigranti dell’Africa e del Medio Oriente a imbarcarsi per l’Italia. Il messaggio che riceveranno sarà da loro interpretato nel modo più semplice ‘La clandestinità non è più un reato’”. Eh sì, ce li immaginiamo proprio le decine di migliaia di persone che fuggono da paesi in guerra o da condizioni di vita precarissime, pronte a imbarcarsi sulle coste libiche, che discettano sulla qualifica di reato penale o meno che la clandestinità ha in Italia e decidere sulla base di questo se salire su quei barconi sfidando la morte o tornarsene serenamente a casa loro, attendendo l’emendamento “libera tutti” dei 5 Stelle. Qualificare come reato la condizione di clandestino – ossia di qualcuno che è entrato in un paese per vie illegali (perché quelle legali sono precluse) è un problema per noi, per il nostro livello di civiltà, non per loro.

Ma c’è un aspetto che questo intervento del capo a due teste del M5S mette in evidenza e che forse meriterebbe di essere maggiormente indagato.
E ha a che fare con il rapporto tra la democrazia rappresentativa, che caratterizza la nostra repubblica, e la democrazia diretta, che hanno in mente i 5Stelle. A questo famigerato post è seguita una illuminante precisazione di metodo, secondo la quale:

1. L’eletto portavoce ha come compito l’attuazione del Programma del M5S
2. In caso di nuove leggi di rilevanza sociale non previste dal Programma, come può essere l’abolizione del reato di clandestinità, queste devono essere prima discusse in assemblea dai proponenti e quindi proposte all’approvazione del M5S attraverso il blog
3. In caso di approvazione, i nuovi punti saranno inseriti nel Programma che sarà sottoposto agli elettori nella successiva consultazione elettorale


Secondo questo schema – e coerentemente con i princìpi più volte espressi dal M5S, che infatti chiama “portavoce” i propri eletti – i parlamentari sono dei meri intermediari funzionali tra il corpo elettorale e le istituzioni. Al di là del giudizio generale sulla democrazia diretta, il problema è che tentare di innestare elementi di democrazia diretta in un sistema di democrazia rappresentativa – nel quale deputati e senatori sono decisori a tutti gli effetti, per di più senza vincolo di mandato, e non semplici portavoce – è praticamente impossibile e rischia di trasformare i parlamentari 5 Stelle (se vogliono rimanere coerenti al loro ruolo di portavoce) in “minus habentes”, tenuti ad astenersi dall’esprimere qualunque opinione e soprattutto dal fare qualunque proposta che esca dal programma prima di “sentire la rete”.

Eleggere dei rappresentanti ha, tra gli altri, il vantaggio di delegare loro l’approfondimento di molte questioni tecniche sulle quali ogni singolo cittadino non è tenuto ad avere una precisa opinione. Ma, si dirà, in questo quadro come si garantisce il rapporto di fiducia tra elettori ed eletti? In teoria (e in una pratica politica sana) sono proprio le tanto vituperate “ideologie” a costituire una tale garanzia. Io non ho una precisa idea sulla questione A, ma ho fiducia che il mio rappresentante, in coerenza con i princìpi politici generali sulla base dei quali io l’ho votato, sceglierà quello che con ogni probabilità anche io sceglierei se avessi la possibilità (e il tempo, e la voglia, e le competenze ecc) di approfondire il tema.

La necessità di ricorrere alla consultazione della rete per ogni singola questione (persino per quella che agli stessi parlamentari 5S era parsa un’ovvietà, come abrogare l’infame reato di clandestinità) svela quindi la completa mancanza nel Movimento 5 Stelle di un’ideologia. O, se preferite, di un progetto politico.

3 Commenti

  • Esatto: la ridicolaggine di voler innestare principi della democrazia diretta dentro strutture che funzionano con il criterio della democrazia rappresentativa, che ha come risultato la totale inefficacia e il congelamento della propria funzione…

  • Mi ero distratto e avevo perso il commento di Grillo e Casaleggio sulla questione del reato di clandestinità. Grazie quindi per esserci tornata. Leggendolo, qualcosa mi ha inquietato ancor più di quanto dici. Di certo questa dinamica tra base del movimento e rappresentanti-portavoce costituisce – così come pensata da Grillo e Casaleggio – un pantano che svanisce l'agire politico nell'inefficacia (come scrive De Luca) e svela l'assenza di un progetto politico (come sottolinei tu). Aggiungerei che questo duetto – base/portavoce – di fatto è una falsa dualità, essendo piuttosto un vero e proprio triangolo: Grillo-Casaleggio/base/portavoce. Ma chi fa la parte del figlio? Il portavoce che come un adolescente scapestrato fa tardi la sera (vota l'abolizione del reato) e viene redarguito dall'istanza paterna (Grillo-Casaleggio) e incolpato, per il suo comportamento, di far stare male la mamma (l'elettorato). Oppure è l'elettorato, il figlio passivo, il figlio oggetto usato dai genitori (Grillo-Casaleggio e i portavoce) come alibi per i loro litigi? Pensata così, l'iniziativa dei portavoce (votare l'abolizione del reato) equivarrebbe allo spazio di libertà che la moglie/compagna repressa da un marito asfissiante e autoritario (oppure anche imbelle e privo di desiderio) si prende per sé. In ogni caso Grillo e Casaleggio occupano il posto del padre autoritario, del potere dei tempi che furono. E ciò sembra in linea con i toni (nazional-popolari, pre-fascisti). Fin qui, con un pizzico di fantasia, ci stiamo. Ma questa frase mi ha fatto fare un salto:
    "Se durante le elezioni politiche avessimo proposto l'abolizione del reato di clandestinità […] il M5S avrebbe ottenuto percentuali da prefisso telefonico". Cosa mi dice questa frase? Constato che l'argomento contro l'abolizione del reato viene fatto giocare solo alla fine del post e molto brevemente (argomento noto: gli italiani sono poveri, come possono accogliere altri immigrati? il sottointeso: ci tolgono il lavoro, abitano le nostre case, mangiano il nostro cibo e seducono le nostre donne!), mentre tutto il post è incentrato su una questione di metodo, direi quasi di epistemologia politica. La frase che ho citato mostra un curioso rovesciamento: se avessimo difeso l'argomento x avremmo preso meno voti. Sono sicuro che qualsiasi partito contemporaneo – venute meno ideologie pregnanti – agisca in base alla previsione statistica delle richieste del proprio elettorato, ma qui questo procedimento degenerativo sembra diventare la norma dell'azione politica. Non è solo la mancanza di un progetto politico, ma è il progetto politico della mancanza. Definire i propri contenuti politici in base a meta-discorsi statistici, intercettare l'esistente, limitarsi alla registrazione dell'esistente. Una politica della mancanza d'altro.

  • Ottimo, condivido pienamente. E' molto importante sottolineare il ruolo dell'"ideologia" (cioè di un progetto politico) nella democrazia rappresentativa. Aggiungo che c'è anche un problema di giustizia: se si pensa di poter proporre la consultazione via web per definire una posizione, si aggirano le procedure stabilite dalla costituzione a garanzia dell'eguaglianza tra i cittadini. Le procedure parlamentari hanno questa funzione; metterle in secondo piano rispetto a procedure mal definite di partecipazione telematica significa escludere dei cittadini, di fatto.

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboro occasionalmente con altre testate del Gruppo Editoriale L'Espresso. Ho studiato filosofia e ho scritto "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it