Politica

Quando il welfare è conservatore

Gli interventi di welfare si giudicano sulla base del “principio regolativo” che li ispira, cercando di capire a “cosa tendono”. Sostenere economicamente le famiglie che decidono di non mandare i propri figli al nido è – in un’ottica progressista e di emancipazione universale – una misura retrograda, classista e misogina. Una tale misura chiamata Betreuungsgeld, letteralmente “soldi per la cura”) è in vigore da qualche anno in Germania ed è oggi sotto la lente d’ingrandimento della Corte costituzionale tedesca che – su ricorso del Senato di Amburgo, guidato dalla Spd – deve valutarne la coerenza con i princìpi di uguaglianza della Costituzione del paese. Il giudizio della Corte è atteso tra qualche mese e sarà un giudizio “tecnico”, che dovrà attentamente vagliare la eventuale incompatibilità del Betreuungsgeld con la Carta.

Sul piano politico è però possibile giudicare quella misura a prescindere dal giudizio della Corte. Il principio regolativo a cui tende l’istituzione dei nidi pubblici è quello in base al quale la società nel suo insieme si fa carico – almeno parzialmente – della cura dei figli, che non sono affare esclusivamente familiare, consentendo ai genitori (leggi: alle madri) di organizzare la propria vita anche al di fuori del focolare domestico. Un sostegno economico alle famiglie con figli (in Germania per esempio il cosiddetto Kindergeld, 184 euro al mese a figlio fino al compimento dei 18 anni di età per i primi due figli, 190 per il terzo e 215 dal quarto figlio in poi, indipendentemente dal reddito), nonostante le cicliche polemiche, è una misura di sostegno universale alla famiglia, anche qui nell’ottica che ogni nuovo nato non è (solo) affare di una famiglia e la società se ne fa (parzialmente) carico. Sono misure che tendono (principio regolativo) a consentire ai genitori – soprattutto alle madri che storicamente hanno svolto, e continuano nella stragrande maggioranza dei casi a svolgere (anche in Germania), il lavoro di cura – di lavorare anche fuori casa e, in ogni caso, di non far ruotare la propria vita esclusivamente attorno ai figli. Misure che sono anche, se vogliamo, funzionali ad un mercato che ha bisogno della forza lavoro femminile (e su quale modello di lavoro si sia imposto ci sarebbe tanto da dire), ma che in ogni caso – non c’è dubbio – si iscrivono in un percorso (zoppo, non lineare e ancora incompiuto) di emancipazione femminile.
Invece, dare soldi (nello specifico 150 euro al mese per bambini dai 15 mesi fino ai 3 anni, che si sommano al Kindergeld) a condizione di non iscrivere il bambino al nido va nella direzione esattamente contraria. Indica la rinuncia della società a farsi carico (anche solo parzialmente) della cura dei bambini, li riaffida totalmente alla gestione domestica e, dunque, alle donne (non a caso i contestatori del Betreuungsgeldlo chiamano Herdprämie, letteralmente “premio focolare”). Ed è una misura classista: il contributo che le famiglie devono pagare per i nidi varia molto da città a città e può arrivare anche intorno ai 200 euro. È chiaro che per le famiglie meno abbienti potrebbe essere più conveniente che uno dei genitori (nel 90 per cento dei casi la madre) rimanga a casa ad accudire i figli, invece di lavorare e dover pagare la retta al nido. Speriamo dunque che la Corte tedesca rintracci nella Costituzione quei princìpi di uguaglianza che questa misura viola. Ma è triste che nel terzo millennio, in un paese all’avanguardia sotto diversi punti di vista, si debba sperare in una sentenza dei giudici costituzionali per mettere al bando una misura retrograda, misogina e classista.

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboratrice del portale europeo "Newsmavens.com". Ho studiato filosofia e ho scritto "Non c'è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo" (Feltrinelli, 2018); "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it