Diritti

Doina e il diritto all’oblio

Lo Stato di diritto fa a pugni con l’istinto. Di questo dobbiamo farcene una ragione e rassegnarci a mettere a tacere la pancia di fronte al diritto. Sempre che lo Stato di diritto – ossia uno Stato in cui sovrana è la legge e non l’arbitrio dei singoli, né tantomeno le urla scomposte delle piazze, reali o virtuali – significhi qualcosa per noi, naturalmente. Quel che è certo è che non possiamo volere la botte piena e la moglie ubriaca, ossia da un lato uno Stato di diritto e dall’altro una giustizia che si pieghi ai singoli casi inseguendo la pancia dell’opinione pubblica. Sto parlando del diritto all’oblio e della vicenda di Doina Matei, che nel 2007 uccise con un colpo d’ombrello in pieno volto Vanessa Russo, che era stata condannata a 16 anni di carcere e alla quale qualche tempo fa, dopo 9 anni, è stata concessa la semilibertà (in conformità alla legge, appunto).
Del diritto all’oblio ne avevo già parlato qualche anno fa a proposito di Erika e Omar. Allora scrivevo (e il punto è sempre quello): “Paradossalmente, più è grave la colpa di cui ci siamo macchiati, più deve essere garantito il diritto all’oblio, perché più pesante sarebbe il fardello di stigmatizzazione che ci toccherebbe portare sulle spalle, anche se proprio in questi casi dimenticare è estremamente difficile, talvolta impossibile. Eppure a questo deve ambire uno Stato di diritto, uno Stato nel quale sovrano è, appunto, il diritto, non gli umori, le pance, i cuori della gente. (…) Le leggi servono proprio a dare «forma» all’indistinto desiderio di vendetta, a tramutare la richiesta di una pena «esemplare» nella (difficile) ricerca di una pena «giusta». Scontata la quale, anche il peggior assassino ha diritto a voltare pagina”.
Nel caso di oggi, Doina ha avuto la malaugurata idea di aprire una pagina Facebook e di postare delle sue foto sorridenti, al mare. Apriti cielo. Non c’è alcun dubbio che per la famiglia di Vanessa la consapevolezza che l’assassina della propria figlia possa tornare a condurre una vita normale (andando persino in vacanza e sorridendo, cosa che la loro figlia non può più fare) sia intollerabile. Ma quella famiglia è l’unica a cui è consentita una tale reazione. A noi, al resto della società, spetterebbe rispettare la legge, che prevede che – scontata la propria pena, compresi gli eventuali benefici concessi sempre in conformità alla legge – i colpevoli possano, anzi, debbano (per il bene delle società stessa, oltre che loro), ritornare a una vita quanto più normale possibile. Aprendo persino profili Facebook e postando foto sorridenti. La cosa può non piacerci, o possiamo trovarla di cattivo gusto, ma non possiamo sostenere che Doina non abbia il pieno diritto di tornare a una vita normale. A meno di non voler essere perfettamente coerenti e mandare al macero lo Stato di diritto, tornando alla legge del taglione. Si può fare, in molti Stati del pianeta si tagliano le mani ai ladri, si ammazzano gli assassini. Se così è, però, dobbiamo avere il coraggio di dirlo, senza nasconderci dietro fumosi e moralistici discorsi sull’opportunità o meno di un profilo Facebook.

1 Comment

  • Ma chi nella storia dei popoli ha scritto e scrive i diritti? Agli albori dell’umanità i più forti hanno detto :“questo è mio” ed è nata la proprietà privata. Poi hanno aggiunto: “tu sei mio” ed hanno legalizzato la schiavitù. Poi hanno stabilito: “ dopo di me comanderà mio figlio” e sono nate le monarchie. Poi hanno detto “dio lo vuole” ed hanno sacrificato vite umane e sterminato interi popoli. In base a quale forma di giusto diritto gli europei posseggono beni nelle Americhe, in Oceania ed in Africa? In base a quale diritto un contadino che ha lavorato cinquanta anni deve vivere con una pensione di 500 euro ed un fannullone deputato per una settimana deve prenderne 5.000 ? con quale diritto un usciere della regione Sicilia deve avere uno stipendio di 3.000 euro ed uno scienziato ricercatore uno da 1.300? In base a quale diritto un beota di stato può guadagnare 1.000 volte in più del proprio dipendente? E sempre sempre sempre nel rispetto delle norme di legge in vigore? Chi è in grado a dimostrarmi che sia giusto che un primogenito figlio di re appena nato è destinato a diventare re e che tutti gli altri figli hanno diritto a vivere nello sfarzo senza fare un tubo e senza essere un cazzo? Io non ho ricette… cosa fare non lo so… so soltanto che religione e diritto sono oppio dei popoli…

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboratrice del portale europeo "Newsmavens.com". Ho studiato filosofia e ho scritto "Non c'è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo" (Feltrinelli, 2018); "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it