Politica

Salvini, il bias di conferma e la mancanza di un orizzonte

Uno dei riflessi più spontanei che “da sinistra” viene da fare osservando il variegato mondo dell’elettorato salviniano è quello di pensarlo ignorante, o almeno più ignorante di “noi”. Eppure diversi studi mostrano che a parità di informazioni, su alcuni argomenti particolarmente controversi le persone si collocano comunque su posizioni politiche opposte, collocazione che dunque prescinde (o comunque non è interamente determinata) dai dati di fatto e dalle informazioni disponibili.

In uno studio del 2014 sul cambiamento climatico e la sua percezione nella popolazione, per esempio, si legge: “Quando alle persone vengono mostrate le prove riguardanti ciò che pensano gli scienziati su un fatto politicamente rilevante oggetto di controversie culturali (per es., la Terra si sta riscaldando? è sicuro stoccare le scorie nucleari in profondità? permettere di portare con sé pistole in luoghi pubblici aumenta il rischio che si compiano delitti – o lo diminuisce?) esse danno loro credito oppure non le tengono in considerazione in modo selettivo, a seconda che tali prove concordino o no con la posizione del proprio gruppo culturale. Il risultato è che le persone creano una polarizzazione delle percezioni del consenso scientifico anche quando fanno assegnamento sulle stesse fonti di prova. Questi studi indicano che la disinformazione non è la radice determinante delle polemiche pubbliche sui cambiamenti climatici”.

È quello che si chiama “bias di conferma”, ossia la tendenza a credere a ciò che conferma la nostra visione del mondo/ideologia/religione e a tralasciare quello che la (e ci) metterebbe in discussione. Il discorso vale sostanzialmente per qualunque argomento ed è un dato da cui i politici non dovrebbero prescindere perché mostra – se ancora ce ne fosse bisogno – quanto la cornice di senso/il gruppo culturale/l’ideologia entro la quale collochiamo la nostra vita sia cruciale per le nostre scelte politiche.

Diffondere informazioni corrette è ovviamente una condizione necessaria ma non è sufficiente al riorientamento politico della nostra società. Quel che conta ancor di più è l’elaborazione di una diversa “narrazione” (chiamatela come volete: utopia, progetto politico, sogno, scopo, ideale regolativo, ideologia…) all’interno della quale collocare e dare un senso a quelle informazioni.
Senza di essa possiamo continuare a urlare dati, numeri, fatti concreti: l’unico risultato che otterremo sarà rimanere senza voce.

16 Commenti

  • Com’è vero, profondamente, quanto riportato da questa ricerca! Pirandellianamente la verità è una, nessuna, centomila…ma c’è pure da qualche parte e di sicuro comunque c’è chi ha più amore per la verità di altri e che questo ha un costo da pagare col cambiamento. Grazie Cinzia!

  • Io sono ormai completamente … afono!
    La “diversa narrazione (utopia, progetto politico, sogno, scopo, ideale regolativo, ideologia…)” io l’aspetto come l’acqua nel deserto e temo che più vada avanti la “società dello spettacolo” più diventerà come l’araba fenice … che ci sia ognun lo dice / dove sia nessun lo sa

  • credo che manchino basi culturali che insegnino a ragionare su cio’ che e’ giusto o no, la scelta tra male e bene, spirito critico, morale ed etica, che si sono perse x la strada, distinguere tra un ragionamento corretto di buonsenso o nn saperlo fare,senza seguire schemi politici o religiosi. Non si insegna a ragionare con la propria testa e nn come pecoroni!!

  • Grazie Cinzia , leggere i tuoi assalti al muro dell’incertezza è ancora una volta stimolante ! Dici bene che il piacere della conferma è così dolce, che ci spinge a buttar via tutto ciò che non ci piace, o che turba i punti fermi che hanno puntellato la nostra esistenza. Chi ha il coraggio di affrontare le paturnie del dubbio ? Dunque è arduo infrangere i dogmi endemici della nostra “cultura”, le vecchie “narrazioni”. Non sarà certo una filza di dati scientifici, di prove inoppugnabili, a scalfirli. Particolarmente straziante è per me, che vivo nel dubbio e credo solo in ciò che funziona, la triste condizione del dibattito ambientale. Quale narrazione inventare per fare accettare la realtà ? O forse è il genoma umano, complesso, povero, amante dei placebo ?

  • Elaborazione di una diversa “narrazione”, chi è in grado di farlo? L’uomo carismatico? Creerebbe una nuova “ideologia” e cosa cambia? non continuiamo forse a tralasciare lo spirito critico? il coraggio del dubbio?

  • il problema non sono i ringhi di Salvini .Il problema sono i preti. I Renzi cioè la DC, cioè la P2 banca Etruria con i libretti al portatore di Gelli . Chi li ha ritirati alla sua morte? Non è che forse è fallita per questo? Questo papa che ha raccolto il testimone dal nazista polacco. dopo il suo apprendistato sotto Videla e Pio Laghi (perchè non è stato fatto ancora santo?) La lunga marcia dei preti era già iniziata tempi di Berlinguer con i cattolici di sinistra la distruzione della scuola pubblica, con Pannella uomo di Mattei , provocatore in funzione anti PCI , in ultimo pagato con la sinecura di radio Radicale e legato ai servizi francesi. Tutti ormai santi come tanti di Lotta Continua.Sono un fotografo e col 20mm si va molto sotto alle cose e si ascolta anche.

  • NON SO SE L’IDEA DI FAR CADERE IL GOVERNO SIA DI SALVINI O DEL SOTTO BOSCO POLITICO CRIMINALE, COMUNQUE SIA, QUEST’UOMO E’ DA FERMARE POLITICAMENTE, ALTRIMENTI, L’INTERA POPOLAZIONE ITALIANA NE SUBIRA’ GRAVISSIME CONSEGUENZE.

  • Tutto molto chiaro e condivisibile. E certamente, la mera controinformazione, per quanto rigorosa e onesta, non può da sola funzionare. Anzi, potrebbe, al limite, essere controproducente, come, ad estremo esempio, il tentativo, fatto in perfetta buona fede, ma ingenuo, di convincere un paranoico che si sbaglia: egli si rafforzerebbe nel delirio, includendovi magari anche l’anima bella che cercasse di convincerlo che i suoi incrollabili convincimenti sono in realtà molto, ma molto, biased. Il punto è che è troppo tardi chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Non si può contare sulla evangelizzazione: le conversioni sono rare. Anche perché, fuor di metafora, quel che condiziona i convincimenti personali su fatti e dati “obiettivi”, sono i postulati taciti sottostanti che quella persona possiede. Si può ragionevolmente tentare, con un trattamento adeguato, anche a volte con successo, di render consapevole una singola persona, dei postulati taciti sui quali si fondano i suoi convincimenti e, stimolando, in tal modo, le sue capacità metacognitive, renderla più flessibile e libera. Ma non si può far questo con le masse, attraverso una campagna “educativa”. E’ necessario agire prima, molto prima e accettare che ci vorrà molto tempo e ci sono anche dei limiti. I significati e i valori personali si acquisiscono precocemente: è necessario agire attraverso la formazione, la scuola, la famiglia. E’ più difficile, più lungo, più costoso, etc., ma più efficace. E, credo sia chiaro che non si tratta di indottrinamento, ma di favorire maggior capacità e libertà di pensiero.

  • Se diffondi informazioni corrette, oggi nella società dalla coscienza infelice e distorta, vieni massacrato. Condivido pienamente Il pensiero di Cinzia, quando afferma che occorre ripartire, elaborando una “narrazione diversa” veramente alternativa, al tritume propagandistico e becero degli attuali “guru” di una politica sfascista e priva del benché minimo orizzonte.

  • Finché si è “tifosi” di un partito politico, come fosse una squadra di calcio, il senso critico e della realtà non crescerà mai. Comunque la mia convinzione è che i fascioleghisti siano ignoranti irrecuperabili.

  • Grazie, veramente molto interessante per spunti di riflessione… mi viene da pensare che tutto o quasi tutto si può imputare a una visione egoica della vita che ognuno di noi ha, alla mancanza di capacità (chi la può insegnare?) di mettersi nei panni degli altri, al non saper capire altri punti di vista.
    E così ognuno resta della propria idea e si perpetuano i bias nei secoli dei secoli, nonostante le evidenze dimostrate.

  • Chiamiamola insieme di idee con cui si interpreta la realtà in cui viviamo e con cui ci si forma una prospettiva preferibile di azione individuale e collettiva, tipo ideologia 🙂 non ne vedo di buone ed utili in giro che siano tali da suscitare adesioni sufficienti.

  • Sono d’accordo. Perché i dati prendano forma è fondamentale un percorso, nonché discorso, di senso. Diffonderli e pubblicizzarli senza inserirli in un quadro organico di visione della società, dei rapporti umani, di che progetto vogliamo costruire per il futuro e, dunque, di come intendiamo affrontare la complessità della realtà è inutile perché privo di efficacia. Bisogna smetterla con i giochi per la sola conquista del potere e pensare, invece, a come gestirlo. Per governare i problemi. Non per andare al governo.

  • Come nel 1630 il colto e benestante Don Ferrante (descritto con ironia nei Promessi Sposi dal Manzoni) negava l’esistenza della peste, perché a suo modo di vedere essa non era né “una sostanza” né “un accidente”, così oggi il Segretario politico della Lega è un convinto negazionista dei cambiamenti climatici. E con lui molti aderenti o simpatizzanti di quel partito, forse meno convinti, ma con lui schierati. Tutti a praticare il culto di grossi motori, nuove autostrade, alta velocità, tanti voli a basso costo: il “bias della conferma” aiuta a schierarsi come fa comodo.
    Come se la terra fosse piatta… eccolo il vero partito del No.
    Meglio Greta e il suo viaggio a vela verso l’ONU.
    E buona fortuna a tutti noi.

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboratrice del portale europeo "Newsmavens.com". Ho studiato filosofia e ho scritto "Non c'è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo" (Feltrinelli, 2018); "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it