Miscellanea Politica

Fridays for future, le contraddizioni e l’agire politico

Foto da Carteinregola

Se si dovesse valutare lo stato di salute di un movimento dalla quantità di critiche che gli si rivolgono, potremmo tranquillamente affermare che Fridays for future gode di ottima salute. Fra le diverse accuse che Greta e i suoi compagni si sono attirati addosso, ce n’è una che merita un approfondimento. Si tratta dell’accusa di incoerenza. Sintetizzo: sì, certo, scendete in piazza per difendere l’ambiente ma poi volete tutti l’ultimo smartphone, andate a mangiare da McDonald’s, non chiudete l’acqua quando vi lavate i denti, bruciate mappamondi di carta per protesta, così contribuendo all’aumento di CO2 nell’ambiente, e quando avete finito di manifestare vi lasciate dietro una scia di immondizia (al netto delle foto false che sono circolate). Queste critiche tendono a minare la credibilità di questi ragazzi e, con essa, l’importanza della causa per la quale manifestano. Come se il valore della loro causa dipendesse dalla loro coerenza.

Ora, non che fra il predicare e il razzolare non debba esserci un qualche nesso, per carità, ma è come se si pretendesse una sorta di “patentino” morale prima di poter concedere a questi giovani il diritto alla soggettività politica. E invece il nesso fra predicare e razzolare è un processo dialettico, che non si dà preventivamente. Non si può pretendere che prima si incarni perfettamente l’ideale che si ha in testa e solo dopo lo si possa issare come bandiera della propria lotta politica. Per il semplice motivo che le tante e diverse incoerenze fra la nostra vita concreta e i nostri ideali vengono a galla mano a mano che su quell’ideale lavoriamo, mano a mano che studiamo, approfondiamo, ci confrontiamo. E così nel mentre predichiamo iniziamo forse anche, si spera, a razzolare meglio.

Non è poi neanche detto che ciascuno di noi riesca prima o poi a incarnare perfettamente l’ideale per il quale ci battiamo, anzi. E questo per due ragioni, una esistenziale e l’altra politica. La prima ha anche fare con i nostri limiti individuali – e anche per questo che si fa politica, per elevarsi in un soggetto politico collettivo che trascenda le singole, finite individualità – che non sempre ci consentono di assurgere al soglio della santità (qui intesa come perfetta coerenza fra predicare e razzolare), la seconda ha invece a che fare con il fatto che per poter vivere in maniera perfettamente coerente con i propri ideali sono necessarie una serie di condizioni sociali, politiche, economiche, culturali che non dipendono interamente da noi. Rinfacciare ai ragazzi del FFF di usare per le loro proteste smartphone costruiti con il lavoro minorile in Africa significa non cogliere la contraddittorietà intrinseca del processo politico che, utilizzando quegli strumenti senza i quali peraltro neanche esisterebbe, ne mette (o metterà) in discussione i modi di produzione.

Ci sono, poi, condizioni dalle quali non ci si può liberare neanche con tutta la buona volontà di questo mondo. La propria origine nazionale, il colore della propria pelle, il genere, l’orientamento sessuale, l’appartenenza a una determinata classe sociale (almeno quella da cui proveniamo): sono tutte condizioni suscettibili di privilegio o discriminazione sulle quali non abbiamo potere. Non possiamo diventare neri per solidarietà con i neri, possiamo invece lavorare affinché quella condizione di cui non abbiamo né colpa né merito non sia più motivo di privilegio.

La sensazione è che pretendere la perfetta coerenza dei comportamenti e degli stili di vita da parte di questi ragazzi sia un modo per giustificare la propria pigrizia mentale e politica e soprattutto rappresenti un vero e proprio inno allo status quo: finché non sei completamente coerente non puoi lottare, e poiché non lo sarai mai non lotterai mai e tutto rimarrà com’è.

Greta e tutti i milioni di giovani che hanno occupato le piazze venerdì scorso hanno invece preso parola, compiendo il gesto politico originario e ammonendoci di non usare le nostre contraddizioni e inadeguatezze come alibi per non agire.

3 Commenti

  • al momento dire qualsiasi cosa che non sia completamente a favore di greta thunberg è praticamente impossibile…..prepariamoci al 10 dicembre, in quel di oslo, per l’assegnazione del premio nobel per la pace!!

  • Condivido le sue osservazioni sulla situazione, Cinzia.
    Spero possa esserci, nel tempo, anche la “scoperta” dei tempi nucleari che stiamo vivendo, problema che si accompagna al Clima, perché riguarda TUTTI noi aldilà dei confini statuali. Ci sono forse doganieri che possono fermare il maltempo o le nubi radioattive ? O il problema è generale, senza stellette ?

  • Condivido pienamente quanto riportato nell’articolo. Continuiamo a pensare sempre di più a questi problemi che sono ormai all’ordine del giorno. Non possiamo cercare scuse banali per non assecondare quello che dice Greta e i suoi coetanei in tutto il mondo. Continuiamo così !!!!!!!!!!!!!

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboratrice del portale europeo "Newsmavens.com". Ho studiato filosofia e ho scritto "Non c'è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo" (Feltrinelli, 2018); "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it