Miscellanea Politica

Libertà di scelta e responsabilità collettiva ai tempi del coronavirus

La discussione che si è accesa attorno a coloro che in Italia vogliono continuare a fare sport all’aperto in tempi di coronavirus (una possibilità fino a ieri consentita a certe condizioni e che oggi ha subìto ulteriori restrizioni) si presta ad alcune considerazioni di carattere più generale sui modi in cui funziona (o dovrebbe funzionare) la discussione pubblica in democrazia, considerazioni che potrebbero esserci utili anche in futuro, a emergenza passata. Sempre se saremo capaci di fare tesoro di questa esperienza.

Mai come in questo periodo ci stiamo rendendo conto di quanto le azioni degli altri, le loro scelte, i loro comportamenti, influenzino in maniera determinante le nostre esistenze. Talvolta è una questione di vita o di morte. Naturalmente in questo momento il nesso fra le azioni individuali e le conseguenze collettive è esasperato e fin troppo evidente. In tempi “normali” esso si fa più sfumato e magari questa esperienza ci insegnerà a essere capaci di cogliere meglio questo nesso, anche laddove non sia così immediato.

Naturalmente fare oggetto di dibattito pubblico le scelte individuali delle persone è sempre estremamente delicato. Si tratta però una prerogativa irrinunciabile che, data appunto la sua delicatezza, impone allo stesso tempo un estremo rigore argomentativo. Criticare anche duramente un certo comportamento non può mai tradursi in una messa all’indice di questa persona in carne e ossa, qui e ora; e viceversa chi appartiene alla categoria oggetto della critica deve imparare ad accettare che il proprio comportamento (il proprio comportamento: non se stessi come persone) possa tranquillamente essere oggetto di critica, anche dura. Che mantenere questo equilibrio non sia semplice non può essere una scusa per non farlo.

Oggi a essere bersaglio sono i “runner”. Che poi: mica i runner professionisti, ma semplicemente tutti coloro che in questi giorni di reclusione forzata hanno voluto continuare a svolgere attività fisica o anche coloro che magari non l’hanno mai svolta, ma per i quali la “corsetta” ha significato in questi giorni prendere aria, far circolare il sangue, ossigenare il cervello. E magari allentare qualche tensione in casa (una casa, lo ricordiamo, spesso piena di mariti, mogli, fratelli, sorelle, figli, madri, padri: piccole comunità costrette a condividere 24 ore su 24 gli spazi, non di rado stretti). A nulla dunque serve il sarcasmo (“tutti podisti siamo diventati ora”), che riesce solo a ferire chi il comportamento che stiamo criticando lo sta attuando in completa buona fede (o magari per ragioni di salute), mentre naturalmente lo strafottente se ne strafotterà anche del nostro sarcasmo. Prendere sul serio le ragioni degli altri, anche quando se ne sta criticando il comportamento, è la prima regola del buon argomentare, e della convivenza civile.

D’altro canto tutti dobbiamo farcene una ragione: in democrazia i nostri comportamenti devono poter essere suscettibili di essere messi in discussione e non possiamo pretendere di mettere a tacere le critiche ricorrendo a formule come “sono fatti miei” o “così mi offendi”. Evidentemente chi sta criticando il mio comportamento vede in esso una minaccia a un bene comune e io ho il dovere di prendere sul serio quella critica, e se del caso controargomentare.

Se – per fare un esempio che esula dalla contingenza del momento – i movimenti religiosi e di destra conservatori attaccano le coppie gay e l’emancipazione delle donne, lo fanno per difendere la famiglia tradizionale, che a loro dire omosessuali e donne fuori dai loro ruoli metterebbero a rischio. Se chi la pensa diversamente rispondesse semplicemente di sentirsi offeso e invocasse l’idea che nessuno ha il diritto di criticare il proprio modello di vita, sarebbe la sconfitta della lotta politica per i diritti degli omosessuali e delle donne. Quello che invece è necessario fare è controargomentare, mettendo in discussione i valori in nome dei quali quei movimenti portano avanti le loro battaglie, mostrandone le contraddizioni e cercando di fare “egemonia” politica e culturale attorno a degli altri valori. È questo terreno politico che si è molto sfilacciato negli ultimi tempi, anche in alcuni contesti dove dovrebbe invece fare la parte del leone. Penso per esempio ad alcuni ambienti femministi, dove i comportamenti e le scelte delle donne – dalla prostituzione al velo, passando per la gpa – non possono mai essere messi in discussione in nome della “libertà di scelta” di ciascuna.

Ecco, sarebbe già un passo avanti se questa drammatica esperienza, una volta che ce la saremo lasciata alle spalle, ci avrà insegnato che nessuno – inteso come singolo ma anche come piccolo gruppo o comunità – può regolare la propria vita esclusivamente sulla base dei propri interessi, desideri e valori, senza assumersi allo stesso tempo la responsabilità collettiva di quelle scelte. Il che significa che esse devono potere essere discusse liberamente nello spazio pubblico, senza inutili attacchi personali ma anche senza tabù.

17 Commenti

  • Inizio il mio commento a questo articolo dal MES, che fu in passatooggetto di discussioni qualitative a non finire( ricordo con orrore che Lilly Gruber, a otto e mezzo, fermò l’argomentare di un giornalista, il primo che portava numeri a suffragio della sua tesi, dicendogli”Noi giornalisti non capiamo i numeri”).
    Ebbene, in questa emergenza secondo me argomentare sui runner ci fa perdere di vista che non stiamo chiedendo ai nostri politici di riunire intorno ad un tavolo grandi cervelli, capaci di dare indicazioni su come raccogliere dati omogenei sulle morti, in modo da vedere gli andamenti. Questo permetterebbe di capire quali comportamenti imporre ai cittadini. Se, come è probabile, si scopre che in Lombardia è scoppiato negli ospedali il contagio (in tempi normali 122 decessi al dì sono dovuti a virus contratti in ospedale), è inutile chiudere in casa i cittadini. Si possono lasciar correre. E un articolo opinionista sui runner, Animabella, devi riconoscere che in momenti così drammatici serve a poco.Grazie per l’attenzione

  • Argomentazione razionale, equilibrata, sensata.
    Magari, davvero, da questa esperienza si imparasse ad affrontare i dibattiti pubblici così: ne avremmo tanto da guadagnare.
    Brava.

  • Gentile Cinzia, leggo sempre i tuoi post, e spesso ne condivido il senso. Questa volta, però, alla fine dell’articolo, mi sono domandato: “e… allora?!”. Cioé al di là delle critiche che poni al… “metodo”, mi sembra tu abbia deciso di non entrare nel… “merito”. Eppure io ritengo che la questione meriti attenzione, e vada ben oltre “runner sì” o “ranner no”, e tocchi nel profondo i processi democratici ed il senso stesso dello Stato, che dovrebbe tutelare la collettività, non comprimendo i diritti di tutti (come sta facendo in questi giorni) semplicemente per prevenire il comportamento (irresponsabile) di poche migliaia di idioti. Su questo tema, ho scritto un lungo articolo ieri sul quotidiano online “Key4biz”, e mi permetto di suggerirti la lettura. Grazie per i tuoi stimoli e buona serata a te ed a tutti/e i lettori/le lettrici del tuo blog. Cordialmente, Angelo Zaccone Teodosi (a.zaccone@isicult.it) Roma, 21 marzo 2020
    Il link al mio articolo su “Key4biz”:
    https://www.key4biz.it/emergenza-virus-il-dovere-di-prevenire-per-lo-stato-il-diritto-di-passeggiare-per-i-cittadini/295990/

  • Ciao Cinzia, ti seguo da un po’ di tempo e normalmente apprezzo molto quello che scrivi ma stavolta, con tutto il rispetto, mi sembra che tu l’abbia un po’ buttata di fuori. A parte il paragone un tantino sballato fra i runners, che in questo periodo possono costituire una seria minaccia alla salute pubblica, che in tutta evidenza sta già drammaticamente affogando, e le coppie gay e le donne emancipate che non fanno assolutamente del male a nessuno, sembrerebbe di capire – sempre se non ho inteso male io – che, in nome del “diritto di critica” (o presunto tale), fondamentale in una “democrazia”, in pratica bisognerebbe tollerare e considerare “legittima” qualsiasi ingerenza nella nostra vita privata, anche più intima, da parte di chiesa, Stato, fascisti, integralisti e molto altro, e si dovrebbe anche “controargomentare”, come in una qualsiasi normale discussione civile e democratica, senza nemmeno avere il diritto di replicare che la nostra vita privata saranno pure “fatti nostri”. Cioè, la privacy non esiste più, ora? Perché in fondo attiene anche a questo.
    Ora, se si pone tutta la discussione su un piano di dibattito politico pubblico, nazionale e internazionale, di movimenti gay e femministi e loro oppositori – e forse é solo a questo che riferisci – in effetti ha un senso e sono d’accordo, anche se a dire che i religiosi non hanno nessun diritto di mettere bocca nella vita di chi é diverso da loro negando loro i diritti, non ci vedrei proprio nulla di strano; ma quando si parla di rapporti interpersonali spiccioli, nella vita di tutti i giorni, se uno mi critica in maniera invadente, molesta ed oppressiva, e non so bene con quale diritto, per certe mie scelte di vita privatissime che non fanno del male a nessuno, tanto meno a lui, ad esempio, che ne so, perché guardo determinati generi di film o mi fidanzo con qualcuno, pretendendo pure di dirmi cosa dovrei fare e roba del genere, io dovrei pure rendere conto a lui delle mie scelte “controargomentando”? E non posso neppure rispondergli di farsi un momentino gli affari suoi?
    Ci sono critiche degli altri alle nostre scelte che in effetti possono avere un fondamento, e anche molto valido, come nel caso dei runners di cui sopra, ma altre che sono solo, appunto, delle ingerenze indebite e talvolta anche un pochino autoritarie, non molto diverse da quelle, più o meno talebane e fasciste, subite dai gay e dalle donne e da altre categorie discriminate e che avvelenano il mondo, e che non si può certo elevare al rango di “argomentazioni”, “critica legittima”, “diritto di critica”, “democrazia” e simili: non usiamo termini, espressioni e concetti a sproposito, quando c’entrano poco o nulla, chè rendiamo loro un pessimo servizio.
    Poi molto dipende anche dai toni, dall’impostazione e dall’obiettivo di determinate “critiche”, da come vengono espresse e da tutto il contesto. E comunque bisogna sempre tenere presente con chi abbiamo a che fare, e quando si toccano certi temi quali religione, diritti civili e questioni similari, lo sai meglio di me qual é la qualità degli interlocutori, politica, morale e umana.
    Bisogna cioè, in ultima analisi, valutare caso per caso. Come praticamente per ogni cosa della realtà, del resto.
    Sulla distinzione poi fra il criticare una persona e il suo comportamento, come se fossero due entità nettamente separate e indipendenti tra loro, mi pare un po’ un sofismo (una persona E’ il suo comportamento, é quello che sostanzialmente la definisce come persona), ma ora non é su questo che volevo soffermarmi.
    Senza polemica.

  • Bella argomentazione, bella. Un bel punto iniziale per affrontare molti problemi che affliggono la convivenza del personale e del politico oggi, del “mio” contrapposto al “nostro”. Riusciremo ad applicarlo nella nostra vita quotidiana, magari cercando di confrontarci argomentando le nostre convinzioni (penso ai cosiddetti social) senza insultarci? Sarebbe un primo grande risultato, la sconfitta o l’isolamento degli odiatori seriali.

  • Mario Rocca, 22- 3 – 2020

    Cara Cinzia, come al solito non resisto all’istinto di travalicare le circostanze contingenti per coglierne le assonanze al flusso generale del nostro vivere, del nostro comportamento, delle sue conseguenze. La macchina colossale che abbiamo messo in moto ha una forza che risiede, in ultima analisi, nelle più basilari pulsioni del sapiens. Filosofi, scienziati, ingegni speculativi, artisti dalle creazioni sublimi, per millenni hanno donato alle civiltà quanto avrebbe potuto consentire a un popolo di volare alto, di comprendere gli equilibri meravigliosi della natura e dell’evoluzione, il valore del tempo, le leggi dell’entropia.
    Ci troviamo invece in un regime senza ideologie, dominato dall’imperativo del profitto, del potere, senza esclusione di colpi. Traspare il disprezzo per le attività speculative, per tutto ciò che non produce immediatamente denaro. Da quando qualcuno parla di ambiente, cercando di comprenderne le complesse reazioni, non è mai stata cosi sfrenata la corsa al suo saccheggio, quando invece scienza e tecnologia ci darebbero da tempo, e ora come non mai, gli strumenti per raggiungere l’equilibrio col Pianeta che ci ospita. Viviamo ancora in un pogrom di uccisioni di donne, ritenute oggetto di possesso.
    Anche le piaghe di questi virus, che sempre più spesso ci affliggono, discendono dalle offese che portiamo agli antichi equilibri : lo sfruttamento che chiamiamo globalizzazione, la mitizzazione dei viaggi aerei e delle crociere, le deforestazioni che oltre ai danni intrinseci producono animali in fuga, i cui virus si trasmettono all’uomo. Il ritardo criminoso con cui si passa alla conversione energetica dal fossile al solare, mentre avanza invece velocemente il consumo di suolo e la crisi idrica. Adesso ci dicono di stare in casa, specialmente noi vecchi (ho 77 anni), ma serve a poco se la macchina globale non si può fermare.
    Continuiamo, Cinzia, a sventolare la bandiera della logica, della razionalità, della democrazia. Non dimentichiamo però che ogni momento richiede la decisione giusta, non confondiamo il rispetto con il relativismo, creiamo quella che tu chiami “egemonia culturale” !
    L’egemonia culturale deve portare al bene di tutti. Conoscenza e coraggio.

  • Cara Cinzia, semplicemente ma non banalmente, credo che alcuni di noi (non tutti) abbiano ancora un buon contatto con il proprio corpo, mente e spirito (per dirla in maniera antroposofica) e quindi la passeggiata di mezzora o la corsa in un bosco, è la possibilità di riconnetterci con il nostro Essere, sopratutto in un momento in cui è facile uscire fuori di testa e abbassare le difese immunitarie, senza le quali sarà molto più arduo uscire da questa ‘crisi’. Io sono tra quelli che si sente negato il diritto di curare il proprio corpo nella maniera che ritengo appropriata, tenendo presente le distanze di sicurezza e altri accorgimenti. Così come è stata accettata la chiusura delle erboristerie, in cui molti di noi trovano i rimedi per curarsi (sono rimaste aperte solo quelle che hanno anche la parte alimentare). Mi è stato detto che si può comprare su internet, ma non ritengo sia lo stesso…manca l’umanità che avviene nell’incontro (ripeto pur mantenendo le regole dettate in questi giorni). Lo stesso dicasi per i negozi di libri, che non mi risulta siano luoghi affollati come i centri commerciali, sopratutto quelle che sopravvivono a grande fatica nei paesini di provincia. Acquistare su Amazon non è lo stesso che essere circondati dai libri, e/o scambiare due parole con chi li vende. Detto ciò, spero che tutto questo non sia un preludio ad altro, e ad altre restrizioni su chi ancora e sempre con più sforzo, cerca di mantenere una centratura e un’ Umanità comprensiva di tutte le sfumature che le appartengono di DIRITTO. Grazie Vittoria

  • Sono d’accordo con quanto affermi, ma non dimentico e sicuramente neanche tu, che in una democrazia compiuta i diritti individuali vengono posposti a quelli collettivi, trattandosi di una democrazia. Cavour, a cose fatte, disse che l’Italia era stata fatta ma occorreva fare gli Italiani. Ci stiamo ancora lavorando, purtroppo sono stati fatti scarsi passi avanti e la cosa più grave è che quei passi avanti sono drammaticamente compiuti a “pelle di leopardo”, ahimè. Questa affermazione, se veritiera, contrasterebbe con il concetto di nazione. Sono d’accordo, dicevo, ma di fronte alle tue argomentazione non riesco a liberarmi dal vecchio proverbio: gentiluomo coi gentiluomini, brigante coi briganti. Un saluto cordiale.

  • il fatto è che prima di avere un corpo sano è necessario avere una mente sana per resistere ad una situazione del genere!!
    rr

  • Condivido molti degli argomenti, manca però un aspetto rilevante contestualizzare i comportamenti ai tempi. Se vuoi è l’annoso problema ancora non risolto in un sistema democratico, quanto delle problematiche poste sono coerenti con la realtà biologica degli accadimenti?
    Comunque, grazie per la riflessione
    Rosario

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Chi sono

Sono redattrice di "MicroMega" e collaboratrice del portale europeo "Newsmavens.com". Ho studiato filosofia e ho scritto "Non c'è fede che tenga. Manifesto laico contro il multiculturalismo" (Feltrinelli, 2018); "La Terra è rotonda. Kant, Kelsen e la prospettiva cosmopolitica" (Mimesis edizioni, 2015). Mi occupo principalmente di diritti civili, laicità e femminismo. Vivo e lavoro fra Roma e Francoforte. Per contattarmi potete scrivere a cinziasciuto@animabella.it